Pubblicità Native, perché puntarci nella propria strategia di marketing

Native Advertising, catturare l'attenzione senza interrompere l'esperienza dell'utente

Pubblicità Native, una nuova opportunità

Con l'avvento del digitale, il panorama pubblicitario ha iniziato un vero e proprio assalto nei confronti di un consumatore ormai "sovraffollato", bombardato da informazioni e articoli. Più di 27 milioni di contenuti prodotti ogni giorno, l'aggressione di pop-up e banner pubblicitari, l'attenzione verso un mondo che lentamente sostituisce i pc con il dominio di tablet e cellulari. Una situazione caotica, ai limiti del paradossale. È questa la cornice in cui si è inserita con successo la Pubblicità Native, capace di suggerire senza invadere, di catturare l'attenzione dell'utente senza interrompere la sua esperienza. Questo è il cuore del Native Advertising: lo riconosci ma lo confondi con le altre notizie perché il contesto editoriale è lo stesso.

Il Native deve essere inserito con cura all'interno di una strategia ben pianificata, diversificata in base agli obiettivi da raggiungere. I dati parlano chiaro. Il 48% delle testate americane utilizza da tempo questa nuova forma di pubblicità mentre il 38% conta di sfruttarla al più presto. A queste cifre va aggiunto un aspetto molto importante. La Pubblicità Native sembra adattarsi soprattutto ai dispositivi mobili. Se consideriamo che ben l'83% della popolazione italiana trascorre in media 6 ore al giorno navigando con tablet e telefoni, il gioco è fatto. Native è l'advertising del futuro, l'investimento che crea engagement e un aumento repentino del conversion rate.

Costruisci senza errori la tua campagna di Pubblicità Native!

La Pubblicità Native è la soluzione più interessante oggi nel panorama pubblicitario, l'unica che ti offre numerosi vantaggi che rendono concorrenziale il tuo brand. Per costruire una campagna perfetta senza errori però devi considerare alcuni aspetti fondamentali. Il primo riguarda la conoscenza puntuale del device sul quale programmerai la tua campagna pubblcitaria. I dispositivi mobili non sono tutti uguali. Lo smartphone è utilizzato più spesso da chi naviga ma per periodi più brevi rispetto alla navigazione eseguita con i tablet. Conoscere queste peculiarità permette di utilizzare e integrare con naturalezza gli annunci nativi in qualsiasi piano editoriale.

Un aspetto fondamentale di ogni campagna native riguarda il Programmatic Native Advertising da integrare in uno scenario ormai sempre più mobile oriented capace di offrire risultati incredibili in termini di ROI. Il programmatic, inteso come l'acquisto e la vendita di spazi pubblicitari, diventa un punto di riferimento indispensabile per gli advertiser perché soltanto in questo modo è possibile raggiungere efficacemente i propri clienti. Anche in questo caso i dati ci permettono di capire meglio il trend della Native. Il programmatic display in Europa è cresciuto più del 70% e in particolare il programmatic mobile è cresciuto del 160% negli ultimi anni.

La Pubblicità Native e la strategia video

Qualsiasi strategia di marketing non può prescindere dall'importanza dei video, supportati da connessioni sempre più veloci e performanti. I dati relativi ai vari formati ad native saranno quindi sempre più standardizzati all'interno di questo formato che non esaurisce la sua azione in semplici contenuti pensati ed elaborati semplicemente per i canali video tradizionali. La vera sfida chiama ancora in causa il Mobile First. I nuovi contenuti devono adattarsi alle numerose opportunità offerte dai live e da tutti i video navigabili con i device offerti dalla realtà aumentata.

E gli svantaggi?

Content is the new advertiser, un concetto basilare per comprendere che oggi, gli svantaggi della Pubblicità Native sono veramente pochi, soprattutto se confrontati con gli enormi profitti che è in grado di generare. Il più importante risiede nella possibile difficoltà di riconoscere un contenuto editoriale puro da uno sponsorizzato, un aspetto che porta una parte dell'editoria italiana a considerare il native come una contaminazione non necessaria e deleteria del giornalismo. Resta fondamentale però comprendere le potenzialità reali di un mezzo necessario per promuovere i propri contenuti e per raggiungere gli obiettivi prefissati di marketing aziendale.

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Autore: Monica P.

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